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sabato, 01 marzo 2008 | 12:24 Volevo scrivere di altro, ma girando per il web in questi giorni mi sono imbattuto in una quantità di blog dedicati al mondo islamico da far impallidire. Ce ne sono diversi, si va da quelli apertamente razzisti, pieni di insulti e di odio, a quelli che si autodefiniscono realisti e che si limitano a riportare notizie dall'italia o dall'europa su vari fatti di cronaca che vedono coinvolti immigrati (islamici o europei dell'est) e a commentarle. Con coloro che si esprimono per insulti è difficile pure tentare un dialogo, ed è del tutto inutile anche argomentare contro quelli che non è veramente difficile definire come argomenti. Con gli altri un dialogo è possibile (Veltroni ci riuscirebbe sicuramente meglio di me e forse li candiderebbe anche) ma fino ad un certo punto. Anche perchè non sono del tutto consapevoli della loro posizione. In tanti infatti pensano di essere voci fuori dal coro, isolati in un'Italia buonista, multiculturalista e di sinistra. In realtà deve essere una mancanza di fiducia in se stessi. Ed effettivamente la sindrome da assedio che molti di loro vivono, e anche la paura che altre culture possano soffocare quella occidentale, non possono che derivare da questa mancanza. Prendiamo il caso della voce isolata, fuori dal gruppo, in un' Italia buonista di sinistra. Ci sono diverse cose che sfuggono ai sostenitori di questa tesi, al di là delle loro affermazioni più o meno contestabili. Il fatto è che non sono isolati, ma sono la grande maggioranza. Vivo nella Toscana rossa, e in una delle zone più rosse della toscana rossa, tra Firenze ed il Mugello, e lavoro in uno dei luoghi di ritrovo tipici del toscano medio. Ebbene il toscano medio di sinistra è pienamente d'accordo con le tesi dei teorici del "separatismo", quelli dell'ognuno a casa sua. Il toscano medio cambia classe al proprio figlio se nella sua ci sono dei cinesi o dei musulmani o dei rumeni o peggio ancora dei rom. Le case del popolo non fanno la tessera di socio agli immigrati e se possono evitano di servirgli da bere. Il toscano medio gioisce se l'assessore della sua città fa un'ordinanza che stabilisce che i lavavetri devono andare in carcere e gioisce anche se il governo fa un decreto per le espulsioni di massa. Se questi provvedimenti non funzionano non è tanto per una mancanza di volontà, o per la malafede di chi li produce, ma piuttosto perchè la toscana e l'Italia sono inserite in un contesto di diritto internazionale che impedisce queste azioni. Nel caso del decreto sulle espulsioni di massa (una volta si chiamavano deportazioni) è dovuta intervenire la Comunità Europea per far notare a Veltroni e Prodi i due buonisti che si stavano spingendo un po' troppo oltre. E qui veniamo all'altro punto. Quello delle istituzioni. Le istituzioni assecondano questo sentimento diciamo per lo meno di irritazione nei confronti dell'immigrazione. E sono soprattutto giunte comunali e governi di sinistra che riescono la dove la destra stenta, proprio perchè non incontrano l'opposizione dei loro elettori, pronti invece a mobilitarsi nel caso di iniziative di destra. Un po' come sulla riforma delle pensioni. Un esempio in tal senso sono i CPT, veri e propri gulag per immigrati creati da un governo di sinistra. Tanti sindaci di "sinistra" di centro italia e del nord contendono ai colleghi leghisti a colpi di ordinanze il ruolo di protettori dell'ordine. Le campagne per la "legalità" spesso nascondono il fatto che tale "legalità" viene pretesa quasi esclusivamente da popolazioni immigrate, partendo dall'idea che certe popolazioni avrebbero iscritto nel loro codice genetico (o culturale quando proprio ci si spinge verso posizioni più "progressiste") l'istinto di violare la legge. E per quanto simboliche possano sembrare sarebbe supeficiale pensare che tali simboli non abbiano effetti concreti sulla realtà. In questa situazione si è creato il mito del modello del "multiculturalismo". Un modello che in Italia ha la sua opposizione senza per altro esistere. Non esiste a livello teorico. Ricordo ancora durante il corso di sistemi sociali comparati uno studente che venne caldamente sconsigliato di laureasi su quel tema in quanto anche docenti che avevano proposto articoli o studi sul multiculturalismo erano stati invitati a fare altro oppure a farlo in altre università. Esiste ancora meno a livello politico istituzionale. Basta fare l'esempio delle scuole dove ancora sembra un sacrilegio un aula senza un crocifisso, o dove il solo pensare di avere mense che possano fornire menù diversi rispettando culture e religioni diversi sembra un attentato alle nostre tradizioni. Quasi avessimo paura che qualcuno ci possa portar via il prosciutto. Si leggono veri e propri inni al prosciutto in giro di questi tempi. Quasi se mangiarlo fosse un rito capace di salvarci dall'invasione islamica. Un atto in grado di salvare la nostra anima e rinforzare la nostra identità. Adoro il prosciutto, ma lo adoro per il gusto, non credo che ne' farò un santuario in casa, ne' ho paura che venga messo fuori legge chi lo mangia e al rogo chi lo produce. Tornando ad argomenti più seri vorrei aggiungere che i modelli politici con i quali si affronta l'immigrazione sono sostanzialmente tre: il modello appunto multiculturale all'inglese, il modello integrazionista alla francese e quello segregazionista statunitense. Sarebbe interessante sapere quanti di coloro che parlano di immigrazione sanno di questi modelli. Più che altro mi piacerebbe sapere cosa intendono per multiculturalismo. Ho l'impressione che per molti il "multiculturalismo" coincida semplicemente con la presenza di alcune minoranze. Non è cosi e comunque l'Italia non ha adottato nessuno di questi tre, e come tradizione naviga a vista, tira a campare,si arrangia. Conta il fatto che gli altri paesi sopracitati siano tradizionalmente paesi di immigrazione mentre l'Italia lo è solo da pochi anni essendo stata in precedenza invece un paesi di emigrazione. Tuttavia proprio dall'esperienza di altre nazioni avremmo potuto avvalerci per non farci trovare impreparati ed invece ci ritroviamo nella situazione paradossale per cui si passa dal negare il fenomeno al pensare che si possa impedirlo senza rendersi conto che l'unica cosa da fare è conviverci e che la cosa migliore sarebbe trovare un modo pacifico, consapevole e adulto di convinverci. Con l'immigrazione ma soprattutto con gli immigrati. Oppure essere più consapevoli delle proprie opinioni e della propria forza ed unirsi contro l'invasione
postato da demopazzia | Permalink
in sociologia, sicurezza, islam, immigrazione, paura, attualitĂ , societĂ , insicurezza, multiculturalismo, presidente della repubblica commenti (16)
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