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lunedì, 06 luglio 2009 | 16:28 Non so se conoscete la teoria dei sei gradi di separazione. Comunque per questa teoria io conosco un ministro. Lo conosco per cinque gradi di separazione. Perciò anche io, come D’Alema che conosco invece per soli due gradi di separazione, sono in grado di emettere una profezia sul governo.
Proprio il ministro di cui sopra avrebbe messo in giro la voce che è arrivata fino a me. Sembra infatti che in Parlamento si stia profilando un’alleanza tra i settori centristi del PDL, gli ex An, l’Udc e l’ala cattolica del PD guidata da Franceschini. Questo "partito" sarebbe pronto ad approfittare delle dimissioni di Berlusconi che avverranno dopo il G8, a seguito di novità emergenti dall’inchiesta di Bari.
Come ci insegna la scuola giornalistica minzolinista recentemente andata al potere non è necessario che vi porti delle prove a sostegno di ciò che ho scritto. Dovete credermi e basta.
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sabato, 04 luglio 2009 | 12:02 Alemanno : «È troppo parlare di mostro, potremo parlare di mostriciattolo». (*)
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venerdì, 03 luglio 2009 | 15:18 ![]() Che poi come fai ad avere un leader indiscusso quando la caratteristica principale del partito di cui fai parte è discutere? Voglio dire avete mai visto qualcuno di Forza Italia contestare qualche affermazione di Berlusconi o proporsi come sua alternativa? Certo che no. Sarebbe come aver visto un Ufo. Ma lo stesso vale per la defunta AN, per la Lega e l’UDC. Fini, Bossi e Casini non li smuove nessuno e mai li abbiamo sentiti parlare di dimissioni. Possono vincere le elezioni o perderle ma il partito resta loro. Che sia per le loro immense doti personali o per la predisposizione a non mettere in discussione quello che dice il capo non importa. Ci dobbiamo rassegnare a scegliere. O ci teniamo un partito democratico o ci prendiamo un leader carismatico. Dai congressi vengono fuori segretari non messia.
Quello che voglio dire è che è inutile stare ad appassionarsi al congresso, non è da li che verrà il futuro leader del PD, il terzo uomo che tutti stiamo aspettando, colui che ci salverà tutti, giace all’ombra della statua.
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venerdì, 03 luglio 2009 | 11:37 Non c’è verso. Proprio non ce la si fa. È partita la corsa alla segreteria del PD ed emerge in tutta la sua oscenità la mancanza di idee di quelli che riescono a far arrivare sulle pagine dei giornali il niente del loro pensiero. Scusate il giro di parole ma chiamarla classe dirigente mi pareva troppo.
Siccome non c’è un’idea che sia una si gioca cosi. Si fa a rubarsi le parole. E siccome son sempre le solite quattro chi le dice prima mette fuorigioco l’intervistato del giorno dopo. Insomma si dice una parola che non vuol dire un cazzo senza preoccuparsi di dargli un significato ma solo di fare in modo che non possa usarla l’avversario. Cosi Franceschini si è preso “nuovo” e “simpatico” e Bersani “laico” e “popolare”.
Il bello è vedere i sostenitori dell’uno e dell’altro prendere le parti come se i due candidati avessero detto davvero qualcosa. Ma c’è davvero qualcuno che pensa che ci si possa candidare proponendo un partito come “vecchio”, “antipatico”, “clericale” e “oligarchico”?
Se c’è avrebbe bisogno di farsi vedere da un analista. Se pensate che anche l’Udc si presenta come un partito laico concorderete con me che quella parola buttata li non significa una minchia. Cosi come non significa una minchia “nuovo” dal momento che tutti i candidati segretari di tutti i partiti si presentano come il “nuovo”.
Quindi aspetterei a sbucciarmi le mani dagli applausi per l’ultima intervista rilasciata dal mio leader e gli chiederei di spiegarmi cosa intende per nuovo, laico e popolare. Sul simpatico si può sorvolare.
Sembrano cose ovvie ma quando si vive un’allucinazione continua niente è più ovvio.
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giovedì, 02 luglio 2009 | 09:59 Berlusconi ha sempre detto che la sua storia con Noemi era finta. Ora Cozzolino dice che la sua storia con Noemi è finta (*). Mi sta venendo il dubbio che sta Noemi esista veramente. E se fosse una creatura di Rambaldi?
Si sa che esiste invece Virna Bello detta Braciolona, assessore all’istruzione a Torre del Greco, per aver fondato un fan club di Silvio. A non voler essere maliziosi. Anche se quando gli fanno notare che alcuni dei processi a carico del suo papi non sono proprio finiti in assoluzione, come da lei affermato, risponde: «Non conosco la sua storia penale. Conosco la storia del suo pene».(*)
Intanto Berlusconi dopo le critiche ha cambiato frequentazioni e adesso si fa vedere a cena con strani signori di una certa età e di professioni più che stimabili (*). E giù critiche anche stavolta. Che deve fare sto pover’uomo per avere un po’ di compagnia? Pagare?
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in politica, attualitĂ , berlusconi commenti (2)
mercoledì, 01 luglio 2009 | 09:46
Perché ha scelto di stare dalla parte di Franceschini? Non è che l'abbiamo sopravvalutata? Direte una frase cosi estrapolata dal contesto... no, tranquilli, nel resto dell'intervista non migliora. (*)
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martedì, 30 giugno 2009 | 13:56
Quando un giornalista o un fotoreporter si reca sul luogo di un disastro si porta sempre dietro una bambola od un peluche. Perché se non ne trova sul posto non può fare quella foto che non manca mai e che suggerisce la tragedia della morte di un bambino, che evidenzia il contrasto tra l’innocenza del gioco infantile e la crudeltà della natura, della guerra o di qualsiasi altro elemento abbia determinato la disgrazia.
Non sapevo di questa usanza finché non l’ha raccontata Gianni Mura rispondendo a chi gli chiedeva se non fosse da sciacalli raccontare nei minimi dettagli le storie delle persone colpite dal terremoto in Abruzzo.
Mura rispose che raccontare quelle storie ha un valore giornalistico e letterario e serve a ridare un senso di umanità a disastri che rischiano di rimanere incomprensibili se non si riesce a restituirgli una dimensione individuale. Aggiunse che è da considerarsi molto diverso invece l’atteggiamento di chi mette il microfono davanti alla bocca del supersite di turno e gli chiede cosa si prova, o quello, appunto, di chi parte dalla redazione col bambolotto in macchina per scattare la foto di cui sopra.
La foto che vedete è di quelle scattate nel disastro ferroviario avvenuto stanotte a Viareggio, ma ne potete trovare di molto simili sul terremoto in Abruzzo, la guerra di Gaza, l'uragano Katrina e tutte le sciagure che vi vengono in mente.
Mai viste invece foto di vibratori, dildo, geisha balls, vagine in lattice o bambole gonfiabili tra le macerie. I "pervertiti" sono sempre più fortunati dei bambini.
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martedì, 30 giugno 2009 | 10:43
Quando mi chiedevo che cosa ci inventiamo per riempire la settimana se togliamo le polemiche dai giornali e dalla politica speravo in qualcosa di meno cruento di questo.
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Della morte di Michael Jackson lunedì, 29 giugno 2009 | 21:28 Se siete stati sulla terra negli ultimi quattro giorni avrete saputo della morte di Michael Jackson. Ora, io sono sempre stato del partito di Madonna. Michael Jackson era per i machi. Madonna per i gay. E gli sfigati. Perché poi i macho man adorassero Jackson rimane un mistero. Con tutti quei sui gridolini e l’aspetto efebico e asessuato. D’altra parte anche i Queen avevano un grosso seguito tra camionisti e carpentieri.
A parte questo, chi non ha mai ballato il moon walk ubriaco fradicio a torso nudo in una discoteca qualsiasi? Nessuno? Beh io ho pensato a questo quando ho saputo della sua morte. Non riesco ancora a capire come mai, ma a Londra, in qualunque disco-pub tu vada, la serata non si può concludere senza che abbiano messo Billie Jean. Una delle prime sere che mi trovavo nella capitale inglese mi esibii nel numero di cui sopra. Una ragazza mi fece pure i complimenti. Good dancing! Evidentemente era più ubriaca di me. O mi voleva scopare. Ma come vi ho detto in apertura io ascoltavo Madonna. Niente scopata.
Insomma, bando alle ciancie, Jackson non c’è più. Ma diciamoci la verità. Saranno stati più di 15 anni che ormai Michael non c’era più. Almeno dal punto di vista creativo. Il suo ultimo album degno di questo nome fu Dangerous del 1991. Che a me personalmente non piacque per niente. Non è un caso che anche in questi giorni si continuino ad ascoltare tutti pezzi precedenti. Dagli album Off The Wall, Thriller e Bad.
Guardando i video di quelle canzoni rimane l’impressione di un tempo che non c’è più. Quei balletti, quelle coreografie, straordinarie anche per un profano come me, sono ormai cose da museo. Guardandole non posso fare a meno di ripensarmi tredicenne a guardare Saranno Famosi. Non quello della De Filippi. Quello di Alan Parker e Leroy Johnson.
Tra amici si discuteva di cosa l’abbia reso quello che è diventato. Il re del pop. L’erede di Elvis. O qualunque altra definizione sia stata usata per tentare di descriverne la grandezza. Non so. Personalmente ritengo sia stato un grande interprete. Non un genio. Ma che su di lui in tanti abbiano scommesso. E quando si scommette, se se ne ha la possibilità, si fa di tutto perché la scommessa vada bene. E penso ai personaggi che lo hanno circondato. E mi limito a quelli che hanno avuto influenza sulla sua vita artistica. Quincy Jones, Paul McCartney, Steve Wonder.
In pochi se lo ricordano, ma Michael Jackson è stato il primo nero ad entrare in una classifica per bianchi. Nel 1979 erano ancora separate. Come generi diversi. Ma che genere era quello di Michael Jackson? Sdoganò anche la Breakdance fino ad allora relegata ai sotterranei della metrò rendendola un fenomeno di massa. A modo suo certo. I bianchi adoravano Jackson i neri ne diffidavano. Ricordo uno show di Eddie Murphy dove Jackson veniva letteralmente massacrato. Ma Eddie Murphy, ai tempi in grande forma, avrebbe massacrato chiunque.
Gli ultimi giorni della sua vita sono in qualche modo rappresentativi di quello che è stata la sua vita. Come se non avesse mai avuto il controllo di ciò che lo riguardava. Tranne la musica e il ballo. C’era chi lo imbottiva di farmaci e chi lo svuotava. Cosi come nei suoi primi anni di carriera, poco più che bambino. Ho avuto come l’impressione che fosse trattato come un fenomeno da baraccone. La scimmietta ammaestrata da esibire davanti al pubblico pagante. Non del tutto cosciente di quello che avveniva intorno a lui.
Il suo periodo d’oro. L’inizio della carriera da solista fino alla pubblicazione di Bad credo sia stato in gran parte merito della protezione quasi paterna ricevuta da Quincy Jones, l’unico forse ad averlo lasciato libero di esprimersi e allo stesso tempo in grado di gestirne gli aspetti più problematici. Dopo, infatti, i problemi si sono susseguiti uno dopo l’altro. Non sono un esperto biografo di Michael Jackons ovviamente. Prendete quello che scrivo come delle impressioni personali.
Non ho pianto per la sua morte se è questo che volete sapere. Non ho nessun aneddoto particolare da raccontare circa dove mi trovavo quando ho saputo della sua morte. Semplicemente sono tornato a casa ed ho acceso il pc.
La cosa che trovo più assurda è che le congetture sulla sua morte siano cominciate quando il suo corpo era ancora caldo. In genere prima che vengano elaborate tesi su eventuali complotti passa un po’ di tempo. Almeno anche per il rispetto imposto da un evento come quello della morte. Anche in questo caso forse è vittima di una situazione abbastanza singolare. Jackson non esisteva per se stesso esisteva per gli altri. Come se fosse una creazione di una massa in cerca di un messia. Adesso la massa si chiede chi abbia rotto il giocattolo senza tanto stare a riflettere che Jackson era una persona. Una persona malata e che, come tale, poteva morire da un momento all’altro. Come tutti. Come una persona normale. Forse è questo che non si può accettare. Forse è questo che spinge all’elaborazione delle più svariate e assurde ipotesi.
[Tra poco saremo costretti a leggere che nel decesso di Michael Jackson ci possa essere lo zampino di D’Alema. Noto complottista]
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lunedì, 29 giugno 2009 | 15:45 Napolitano: “Sarebbe giusto, di qui al G8, data la delicatezza di questo grosso appuntamento internazionale, avere una tregua nelle polemiche” (*)
Tradotto: “C’abbiamo ospiti non facciamoci riconoscere”
La sagacia di quest’uomo mi lascia basito. Sarà l’età. Anche mia nonna che ha 88 anni si lascia andare a questi consigli illuminanti. Vai piano e stai attento quando guidi, copriti quando fa freddo, prendi l'ombrello quando piove, non uscire con i capelli bagnati (quando avevo i capelli). Ma solo perché non faccio altro che stare seduto o uscire. Forse sono io che non le do abbastanza stimoli. Forse se fossi un capo di governo o il direttore di un giornale mi direbbe: “io capisco le ragioni dell'informazione e della politica, ma il mio augurio ed il mio auspicio in questo momento sono di una tregua nelle polemiche”.
Mi chiedo cosa rimanga però della politica e dell’informazione italiana se si tolgono le polemiche. Della crisi economica non si può parlare sennò la gente si deprime e non consuma, l’immigrazione e gli stupri sono stati aboliti dall’intervento puntuale del governo. Che ci inventiamo per riempire la settimana? Il sudoku?
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